I nostri clienti si raccontano: Cristiano L.

Nonno ha fondato tanti anni fa la nostra azienda di logistica, ai piedi del Montello, in provincia di Treviso, grazie ad una splendida intuizione. Papà ha sposato sua figlia, che stava in amministrazione e, in trent’anni, ha ben amministrato l’azienda, con profitti superiori alla media di settore. Io, a trent’anni, sto coadiuvando papà e mamma, per strutturare e potenziare, in azienda, le aree carenti di professionalità adeguate. Partecipando ad un corso di formazione sugli adeguati assetti patrimoniali, papà ha conosciuto Veneris Family Office e a loro abbiamo affidato, dopo averli attentamente valutati, l’organizzazione della direzione finanziaria, quindi anche la consulenza sui nostri patrimoni personali … siamo onesti, noi imprenditori veneti, mediamente, non abbiamo le competenze per affrontare un mondo complesso e variabile come quello della finanza: meglio concentrarsi nel rendere sempre più produttivo il nostro “core business”! Grazie a Veneris, che per nostro conto mette sistematicamente in concorrenza gli istituti di credito, le condizioni bancarie e l’erogazione di finanziamenti sono, finalmente, adeguate al nostro elevato rating. Parallelamente Veneris ci ha aiutato ad eliminare vecchie fidejussioni personali, da noi concesse in maniera superficiale e che non avevano più senso. Rischiose polizze, inadeguate agli obiettivi aziendali, sono state riscattate a favore di investimenti in strumenti trasparenti, liquidi e poco costosi; il debito a breve termine si è ridotto, privilegiando prestiti a medio-lungo termine, correttamente tarati sul ciclo di vita delle forniture: la riduzione degli oneri bancari è stata notevole!!! I margini accumulati in azienda ci hanno infine permesso, su suggerimento di Veneris, di costituire una Holding, da utilizzare come cassaforte e capogruppo per una serie di ulteriori iniziative d’investimento, sia industriali che immobiliari.  

I nostri clienti si raccontano: Pietro G.

Nostro padre, fondatore dell’azienda di famiglia a fine anni ’90, è stato un imprenditore intelligente e capace, che ha sviluppato una attività di nicchia nel settore ferroviario, ad alto contenuto tecnico ed alta marginalità, capace di relazionarsi alla pari nel settore, con multinazionali ed organismi statali. Nella nostra organizzazione mancava il presidio della finanza e faticavamo ad ottenere credito dalle banche, per finanziare progetti e piani di sviluppo. È stato grazie all’incontro con Giorgio Baldasso e con il suo gruppo di lavoro, nel 2008, che l’azienda ha potuto relazionarsi con autorevolezza presso le banche, alcune delle quali già ci seguivano, ottenendo il credito necessario a finanziare il nuovo piano industriale, funzionale alla evasione dell’importante portafoglio ordini che nostro padre era riuscito a raccogliere. Da allora i nostri partner finanziari hanno seguito l’azienda, governando con noi la finanza, controllando il corretto livello di indebitamento ed amministrando prudentemente le risorse che via via l’azienda accumulava. Purtroppo, papà è mancato, qualche anno fa … abbiamo preferito cedere il controllo dell’azienda ad una multinazionale, per far sì che l’impegno profuso da nostro padre non venisse disperso, mantenendo in famiglia una partecipazione di minoranza. Veneris ha continuato ad assisterci, nell’ attribuzione ad ogni erede della propria fetta di patrimonio, sia durante la successione che al momento della cessione delle quote dell’azienda. Ognuno di noi ha quindi definito la propria strategia di amministrazione del portafoglio finanziario, funzionale agli obiettivi della propria famiglia. Veneris continua comunque, su nostro consiglio avallato dalla nuova proprietà, ad assistere l’azienda nell’attività di direzione finanziaria, relazionandosi alla pari con la direzione finanziaria della multinazionale.

I nostri clienti si raccontano: Antonia S.

Assieme a mio marito, per cinquant’anni abbiamo gestito, con grandi soddisfazioni, la nostra azienda, operativa nel settore dei serramenti per l’edilizia. E’ però arrivato per noi il tempo della pensione e di godere dei frutti del nostro lavoro. Non abbiamo eredi che continuino la nostra attività, abbiamo perciò deciso di vendere l’azienda, consigliati dal nostro commercialista, che ci ha assistito in questa delicata fase, coadiuvato per la parte finanziaria da Veneris. Abbiamo delegato al Family Office il ruolo di regista che assieme a noi pianifica, coordina e supervisiona tutte le attività legate al nostro importante patrimonio familiare, specificatamente per il controllo dell’attività degli intermediari e la verifica della coerenza dei prodotti finanziari a noi proposti, per garantirci flussi stabili e certi di reddito. I referenti dei vari istituti, presso cui il nostro patrimonio era investito, hanno inizialmente tenuto un atteggiamento sospettoso e poco collaborativo, sembrava avessero paura dei nostri tecnici, come se avessero cose da nascondere. Spiegate le nostre nuove necessità e la volontà di mantenere presso di loro i rapporti esistenti, i referenti delle banche sul territorio hanno cominciato a collaborare, fornendo supporto operativo e disponibilità a intermediare i titoli efficienti, consigliati da Veneris. Diverso ed indisponente l’atteggiamento del promotore finanziario di una banca-rete partecipata da una compagnia di assicurazione, ostinatamente concentrato nella proposta di una polizza unit linked … la motivazione della proposta? E’ impignorabile, insequestrabile e non passa in successione agli eredi! (?) Avevamo il dossier titoli già operativo online presso quell’istituto, il consiglio di Veneris è stato quello di saltare il rapporto con il promotore finanziario e acquistare direttamente titoli sul mercato, facendoci consigliare da loro. Il risultato? In questi tre anni di rapporto abbiamo finalmente visto dei frutti concreti, con flussi cedolari regolari e dividendi che il patrimonio matura, rendite importanti che ci permettono di mantenere alto e soddisfacente il nostro stile di vita e affrontare con serenità la vecchiaia.

I nostri clienti si raccontano: Giovanni S.

Sono l’erede di una delle famiglie di imprenditori del distretto della scarpa, a Montebelluna. Il patrimonio di famiglia, tutto presso Veneto Banca, era gestito dalla filiale principale ma, per nostra superficialità o pigrizia, l’operatività era delegata ai private bankers della stessa. Giorgio Baldasso ed Ivano Durante mi sono stati presentati da un caro amico, nel 2008. Analizzato con loro il bilancio di Veneto Banca, ci siamo resi conto delle irregolarità e della pericolosità dell’investimento, essendo la nostra famiglia concentrata proprio sul titolo dell’istituto … complessivamente avevamo acquistato azioni per oltre un milione di euro. Con una intensa e sfibrante attività di assistenza, combattendo letteralmente coi funzionari della banca, con Giorgio siamo riusciti, nei due anni successivi, a liquidare completamente l’investimento, ai massimi valori ai quali nel periodo veniva scambiato il titolo dall’istituto, chiudendo infine il rapporto con Veneto Banca. Ciò che è successo poi è storia … non potevamo prevedere che Veneto Banca fallisse, abbiamo però compreso che la concentrazione su un unico titolo e la mancanza di un supporto tecnico, che blocchi le pressioni commerciali degli istituti di credito, può causare danni irreparabili al patrimonio famigliare. Da allora non concediamo più delega ceca ai venditori di prodotti finanziari: ancora oggi, con Veneris, ci confrontiamo regolarmente ed affrontiamo consapevolmente le scelte d’investimento, valutate con imparzialità da tecnici che fanno solo il nostro interesse.

I clienti si raccontano

I nostri clienti si raccontano: Matteo Z.

Sono entrato nell’impresa di Famiglia dopo la laurea, più di dieci anni fa … con la tenacia e l’organizzazione che contraddistingue noi friulani, ho coadiuvato mio padre e mia madre, facendo crescere il fatturato oltre i venti milioni di euro, triplicandolo e cercando parallelamente di strutturare al meglio la nostra organizzazione interna. Ci siamo resi conto di essere carenti, sotto il profilo del controllo finanziario e, su suggerimento del nostro fiscalista di fiducia, abbiamo contattato Veneris Family Office per una verifica degli investimenti aziendali e famigliari. Eravamo convinti che le banche da noi selezionate ci dessero una corretta consulenza ma, l’analisi imparziale ed attenta dei tecnici di Veneris ha evidenziato notevoli carenze, nei servizi prestati dagli istituti. In particolare, il promotore finanziario di una primaria banca-rete di vendita, che da circa trent’anni assisteva il patrimonio personale dei miei genitori, si è messo di traverso, cercando di bloccare l’attività di revisione ed ottimizzazione consigliata da Veneris: ad onor del vero i dati dichiarati dalla stessa banca erano impietosi, in tutti quegli anni il patrimonio era cresciuto di una media dello 0,31% annuo, non riuscendo neppure a batter inflazione e tasso dei BOT! Dal 2019 le cose sono drasticamente cambiate e, nonostante il promotore finanziario continuasse a remare contro, non gli abbiamo più concesso di muoversi in autonomia: con l’aiuto di Veneris siamo riusciti a rendere redditizia e stabile la crescita del patrimonio finanziario, in azienda e in famiglia, pur mantenendo gli stessi intermediari!

I nostri clienti si raccontano: Alessandra C.

Sono la responsabile amministrativa dell’azienda di famiglia, fondata da mio padre, a Valdobbiadene, quasi cinquant’anni fa. Ho conosciuto Giorgio Baldasso nel 2010, relatore ad un convegno sulla tutela dei patrimoni delle famiglie di imprenditori, organizzato da Confartigianato AsoloMontebelluna. Mi hanno colpito la sua chiarezza d’esposizione ed imparzialità ma, soprattutto, il fatto che ci mettesse in guardia dalle pressioni commerciali che gli istituti bancari della zona stavano attuando, specificatamente per il collocamento delle azioni proprie, correttamente da lui definite “titoli illiquidi”. La nostra Famiglia aveva da anni un’importante partecipazione azionaria (svariate centinaia di migliaia di euro) originariamente nella Banca Popolare Piva, assorbita al tempo dalla Banca Popolare di Vicenza … eravamo ignari del rischio che quelle azioni potevano avere, in caso di dissesto dell’istituto. Con Giorgio abbiamo avviato un riassetto del patrimonio famigliare, con l’obiettivo di ridurre costi e rischi … in particolare, dopo oltre un anno di trattativa con la banca (e di tira e molla con un direttore di filiale che faceva di tutto per non eseguire le istruzioni da noi impartite … ) siamo riusciti a liquidare completamente le azioni, mettendo in sicurezza la totalità del patrimonio. Dopo quindici anni, Giorgio Baldasso e la sua organizzazione ancora ci forniscono la loro consulenza, aiutando la nostra famiglia e l’impresa nell’amministrazione corretta della finanza.

Attenzione al rendiconto costi ed oneri dei tuoi investimenti in arrivo entro il 30 aprile!

Sembra strano, ma non tutti ne sono consapevoli. Alla domanda “Ti è arrivato da parte della banca il rendiconto costi ed oneri dei tuoi investimenti?” la risposta, anche se si tratta di un obbligo di legge, non è quasi mai affermativa. Il documento è di fondamentale importanza e se redatto secondo le indicazioni della Consob (raccomandazione agli intermediari n. 1/2020 del 7 maggio 2020) può far luce sui reali costi sostenuti dal cliente per i suoi investimenti. Perché il legislatore ha introdotto l’obbligatorietà di questo rendiconto? I costi degli strumenti finanziari rappresentano la remunerazione di chi crea il prodotto, di chi lo confeziona e di chi lo vende. Se tutti siamo in grado di riconoscere se il prezzo del pane o del latte è eccessivo, quasi nessuno riesce a capire se il costo di uno strumento finanziario sia eccessivo, rispetto alla qualità dello stesso. Non necessariamente, sosterrà qualcuno, qualcosa che costa di più è peggiore, basti guardare per esempio ai prodotti di lusso. Questa logica non si può applicare ai prodotti finanziari! Il maggior costo degli strumenti finanziari non è quasi mai attribuibile ad una maggiore qualità del prodotto acquistato. Il maggior costo piuttosto, è da attribuirsi alla grande capacità commerciale del collocatore di sfruttare le così dette “asimmetrie” informative tra chi compra e chi vende. La differenza di conoscenza è talmente ampia e la materia talmente complessa che guadagnarci sopra più del dovuto è la normalità. Inoltre, riconoscere se si sta pagando di più e quanto è molto arduo per un occhio inesperto, anche perché, soprattutto per quello che riguarda il risparmio gestito, non si vedrà mai un addebito nel c/c perché i costi sono già prelevati dal gestore del fondo e sono già inclusi nel valore dello stesso. I costi sono la vera spada di Damocle degli investimenti e sono l’unica variabile che può essere realmente calcolata e governata, prima di investire, nell’amministrazione del patrimonio. Sappiamo che i rendimenti passati non sono garanzia per quelli futuri. Il contenimento del costo rappresenta il primo guadagno certo. L’invito per tutti gli investitori è quello di richiedere, se non pervenuto, il rendiconto costi ed oneri e, se non compreso, chiedere aiuto ad un professionista indipendente. Giorgio Baldasso

I vantaggi per le banche nella relazione con un consulente finanziario indipendente

Il consulente finanziario indipendente private e corporate svolge un importante ruolo di affiancamento del cliente nei rapporti con il mondo bancario. In generale il cliente, sia esso titolare di impresa o meno, non ha il tempo di approfondire le proposte e offerte della sua banca perché impegnato nei suoi affari quotidiani. Inoltre, la materia finanziaria è talmente specialistica ed in continua evoluzione che necessita studio, aggiornamento continuo e conoscenze specifiche. Abbiamo notato nel nostro quotidiano che il confronto con un professionista indipendente è gradito nel tempo anche all’intermediario stesso. L’intervento del consulente finanziario indipendente riduce le asimmetrie informative e facilita la comunicazione banca-cliente. Il funzionario bancario spesso apprezza di confrontarsi con interlocutori preparati. Parlare la stessa lingua facilita la comunicazione, apre le porte a ragionamenti più approfonditi e permette di entrare nelle sfumature, nei particolari, al fine di trovare la soluzione migliore per i clienti. Recentemente un funzionario di Banca Intesa ci ha comunicato che non gli era mai capitato di essere informato preventivamente da una azienda delle operazioni straordinarie programmate. Noi  di Veneris abbiamo coordinato nel tempo la comunicazione con le banche affinché fossero consapevoli delle strategie in corso, in maniera da valutare preventivamente gli impatti su rating, affidamenti in essere, possibilità di ottenere nuova finanza. Particolari spesso non considerati dai clienti ma ben chiari ai professionisti finanziari possono aiutare sia la banca, sia l’azienda a mantenere il rapporto su più alti livelli di efficienza e di efficacia. In ambito di consulenza personale il discorso si fa più delicato perché di solito, il consulente finanziario indirizza gli investimenti dei clienti su strumenti più efficienti e quindi meno remunerativi per la banca. Il vantaggio per la banca esiste, e si può tradurre con la maggiore probabilità di fidelizzare i clienti per tempi molto più lunghi. Se la banca offre piattaforme di investimento efficienti, non c’è motivo per il cliente, guidato dal consulente finanziario autonomo, di cambiare intermediario.

Crisi di liquidità in azienda per errata pianificazione finanziaria

A volte una crisi di liquidità in azienda può verificarsi per un banale errore di pianificazione finanziaria dei finanziamenti a medio lungo termine. Un’azienda che produce un buon flusso di cassa può vederselo assorbito dalle rate di mutui, finanziamenti, leasing se la loro durata è breve (3-5 anni per esempio) e i loro importi importanti. Finanziamenti corti possono significare rate molto alte in grado di assorbire la liquidità operativa. Sembra un ragionamento banale ma non lo è. Finanziamenti corti e contrazione del fatturato. Accendere finanziamenti senza ipotizzare degli scenari di contrazione del fatturato può essere molto rischioso anche per aziende virtuose. Alcune volte la scelta di una durata corta dei finanziamenti è dovuta alla possibilità di ottenere delle agevolazioni finanziarie o contributi pubblici erogabili solo per determinate durate. Oppure può essere che le politiche delle banche con cui si lavora prediligano e offrano solo finanziamenti con una certa durata. Da parte dell’impresa può esserci una errata interpretazione dei flussi economici (utile d’esercizio) che non rappresentano i reali flussi finanziari della vita aziendale che illude di poter far fronte a degli importi di rata più alti di quelli veramente sostenibili. Cosa prevenire una crisi di liquidità? Poca liquidità come sappiamo non è un problema solo di tipo operativo. Il non vederla crescere può creare stati di tensione e stress che impediscono di pianificare serenamente le azioni future. Uno shock imprevisto inoltre può con più facilità accentuare la crisi finanziaria. Per prevenire una situazione di questo tipo bisogna progettare e pianificare correttamente le necessità finanziarie (importi), la loro durata, la loro forma tecnica (mutui, finanziamenti o leasing). Prima ancora bisogna comprendere in profondità la capacità dell’azienda di autofinanziarsi, prevedere uno scenario di contrazione del fatturato, redigere un piano finanziario che comprenda i flussi finanziari ordinari in entrata ed uscita nei prossimi anni e i flussi in uscita non ordinari (perdite su crediti, pagamenti di TFR, multe, liquidazione soci… ecc…). Se l’azienda vuole evitare guai, deve prendere in mano le sue sorti finanziarie. La valutazione della banca è di supporto?  Gli intermediari finanziari come le banche non fanno valutazioni preventive, se non sulla sostenibilità per loro dell’operazione. Se l’azienda non ha le competenze interne per progettare le necessità finanziarie è preferibile rivolgersi a professionisti esterni in grado di supportarla in questo compito. Veneris Family Office naturalmente mette a disposizione queste competenze da anni alle aziende. Un presidio finanziario a sostegno delle scelte imprenditoriali…

È possibile acquistare una casa di 1000 metri quadri in centro, senza avere un reddito da lavoro o pensione?

Il titolo di questo racconto è provocatorio, ma rispecchia a tutti gli effetti il caso pratico che abbiamo affrontato tra dicembre 2022 e marzo 2023. Abbiamo assistito una famiglia, composta da mamma e due figli, che voleva realizzare il sogno di acquistare un’abitazione in centro con un grande parco. Per ragioni di privacy, faremo una descrizione generica della soluzione che abbiamo trovato per non ledere la privacy dei nostri clienti. I due fratelli, ancora in età scolare, hanno ricevuto un’importante eredità a seguito della prematura scomparsa del padre. Anche la mamma, seppur non fosse coniugata con il padre dei ragazzi, ha beneficiato e tutt’ora sta percependo un aiuto economico da parte dei nonni essendosi trovata, suo malgrado, nella condizione di dover crescere da sola i figli rimasti orfani. Una volta individuato l’immobile e versata la caparra da parte della mamma, siamo stati contattati per progettare e ricercare una forma di finanziamento a supporto dell’operazione immobiliare. Qui nasce la complessità dell’operazione. Chi finanzierebbe due ragazzini, di cui uno minorenne, in età scolare e privi di reddito e una signora che beneficia esclusivamente di un vitalizio? Se parliamo di un tradizionale mutuo ipotecario o fondiario, l’assenza di una qualsivoglia capacità restitutiva (flussi di reddito) impedisce l’erogazione di un finanziamento di questo tipo. Come siamo riusciti a finanziare l’operazione immobiliare? Attraverso un prestito “Lombard”, cioè un’apertura di credito in conto corrente garantita da un contratto di pegno su valori mobiliari. In termini più semplici, invece di fare un mutuo con un piano di ammortamento, la banca ha messo a disposizione della famiglia una somma consistente, utilizzata per l’acquisto dell’abitazione, garantita dal patrimonio finanziario dei richiedenti.  … Ma gli imprevisti sono dietro l’angolo… Essendo coinvolto un minore, si rendeva necessario un ricorso presso il giudice tutelare. Di conseguenza abbiamo redatto una relazione tecnica a supporto del ricorso che l’avvocato ha presentato presso il tribunale competente.  Il giudice tutelare ha inaspettatamente respinto il ricorso, seppure il codice civile preveda la possibilità per un minore di poter acquistare un’abitazione. Questo fatto, essendo avvenuto a distanza di poco tempo dal rogito presso il notaio, ha gettato nello sconforto i nostri clienti. C’era il reale pericolo di perdere la (consistente) caparra versata, oltre che rinunciare all’immobile. Grazie al rapporto di fiducia instauratasi tra banca, clienti e consulenti, siamo riusciti a superare questo grave impedimento. Abbiamo trasferito in capo alla mamma la quota di finanziamento originariamente di competenza del…